La matita è tra gli strumenti per la scrittura quello più semplice ed essenziale, nata nel XVI secolo a Norimberga, ma sempre eternamente giovane e amata da uomini, donne e bambini.
La matita Faber-Castell riveste da sempre una posizione di eccellenza, tanto da annoverare tra i suoi estimatori nomi illustri del mondo artistico e letterario:
· Vincent van Gogh, geniale e tormentato pittore olandese ottocentesco, nelle lettere a Anton Ridder von Rappard racconta di aver scoperto una matita Faber-Castell, di spessore ideale, morbida e di qualità superiore rispetto alle matite realizzate dai carpentieri, che utilizzata per tratteggiare i contorni grigi produceva un magnifico effetto simile a quello del gesso litografico.
· Max Liebermann, pittore berlinese realista vissuto a cavallo tra il 1800 e il 1900, affermò che le migliori matite in Germania erano quelle di fabbricazione Faber-Castell.
· Alexander Solzhenitsyn, premio Nobel per la letteratura nel 1970, nel suo "The Gulag Archipelago, 1918-1956: an experiment in liferay investigation" del 1973-75, ricorda di quanto fosse stato tormentato a lungo dal pensiero delle centinaia di matite Faber-Castell che gli erano state confiscate dopo l’arresto.
· Günter Grass, premio Nobel per la letteratura nel 1999, nella sua panoramica storica dal 1848 ad oggi, tradotta in italiano con il titolo "E’ una lunga storia", parla di "… matite pitturate con vernice verde, con impresso a caratteri dorati il nome A.W. Faber-Castell 9000… della giusta durezza 3B, non troppo dura, non troppo morbida!". E aggiunge che "… anche Ludwig Hoftaller fu stupito della qualità delle matite Faber di Norimberga".
· Ephraim Kishon, scrittore e giornalista candidato al premio Nobel per la letteratura nel 2001, raccontò in un’intervista di una particolare richiesta di cui fu l’artefice: poter avere delle matite 3B "Un migliaio! Devono essere delle Faber-Castell No. 3B" sottolineando che dovevano essere "queste matite"! Morbide a sufficienza per non dovere premere sul foglio e dure abbastanza da non rompersi, così da scivolare sul foglio bianco.
· Heinrich Böll, il narratore e saggista tedesco più popolare del dopoguerra per il suo impegno morale e sociale in favore della pace e della democrazia, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1972, scrive in una sua composizione: "Uno scrittore può comprare un’intera cassa di matite Faber-Castell", precisando "matite 3B Faber-Castell!".
· Wilhelm Busch, fumettista del XIX secolo, probabilmente il maggiore autore di protofumetti del mondo, in alcuni versi dei suoi racconti illustrati fa ripetutamente riferimento alle matite Faber-Castell, come sinonimo di matita per eccellenza: in "Schnurrdiburr oder die Bienen" del 1869 si rivolge a una musa dicendo "… ho bisogno solo di una matita, una matita della Faber di Norimberga"; del 1883 è il suo "Balduin Bählamm, in cui lo spirito del poeta, colto dall’ispirazione di fronte allo svolazzare di un uccellino tra le foglie, fluisce attraverso le matite Faber; nel "Maler Klescksel" del 1884, ancora, racconta del lavoro di un editorialista, che per essere un vero artista deve sempre avere con sé una matita temperata, menzionando una Faber n° 5.
· Federico Fellini, premiato regista italiano di fama mondiale, in un’intervista del 13 aprile 1995 pubblicata su Frankfurter Aligemeine dichiara "Amo stazioni, risotti, rose, i Marx Brothers, Piero della Francesca, il bello delle donne, Simenon e le matite Faber n° 2".
· Sir Arthur Conan Doyle, padre delle leggendarie avventure di Sherlock Holmes, in "The return of Sherlock Holmes" del 1985, menziona il nome di Johann Faber.
· Walter Kempowski, scrittore tedesco, fa cenno nei suoi manoscritti di usare una matita semi-morbida, che non si rompe cadendo a terra, una matita dura quanto basta perché la punta non si consumi così velocemente e tenera al punto da facilitare la scrittura su carta ruvida. E ancora, nella sua novella "Herzlich willkommen" definisce le matite colorate "una grande cosa" e aggiunge: "…sistemate in accordo con i colori in una scatola di metallo piatta, tutte in fila, una dopo l’altra, Faber-Castell, che dolce suono!".
E ancora, Joseph Beuys e il Principe Carlo d’Inghilterra, sono tra i grandi personaggi i cui strumenti di scrittura erano o sono le matite Faber-Castell.
Nell’archivio storico Faber-Castell, sono state inoltre raccolte lettere di elogio ricevute da parte da artisti eccelsi del passato, come Kaulbach, Cornelius, Overbeck, Gustav Dorè e Horace Vernet.